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Marzo 1, 2020

Cosa vuol dire fare il “ricercatore”

Fare il ricercatore non è un lavoro normale. Non è come fare l’avvocato o l’impiegato o l’operaio. Non è un lavoro che produce qualcosa di fisico, non lavora tot. ore per produrre un tot. di scarpe, non vende prodotti, non li trasporta per tot km. Non vende, ma presta la sua conoscenza e il suo modo di pensare alla comunità scientifica e divulga la sua proprietà intellettuale frutto di molti anni di lavoro per aiutare gli altri colleghi a conoscere e permettere ai suoi colleghi di fare lo stesso. E’ un lavoro che non ha orari, perché la mente di un ricercatore non smette mai di pensare ad un modo nuovo o migliore per condurre la sua ricerca, o ai risultati che sta aspettando dal suo esperimento. Spesso, quando torna a casa dopo il lavoro, il ricercatore legge e continua a studiare per scovare le ultime pubblicazioni inerenti il suo ambito…e considerando che vengono pubblicati nuovi articoli ogni giorno, capite bene quanto ciò possa essere impegnativo.

Ovviamente si può fare ricerca in molteplici campi: la finanza, la giurisprudenza, l’architettura, ma per quello che mi concerne parlerò della ricerca scientifica intesa come ricerca bio/medica, perché è quella con cui ho avuto a che fare durante i miei studi.

Il ricercatore di solito è quella persona che ha scelto il suo lavoro per passione, non per dovere, perché dal suo impegno e dalla sua dedizione dipende poi se il suo progetto verrà finanziato oppure no e, soprattutto, il suo stipendio. I fondi sono messi a disposizione da agenzie governative o private che ovviamente non possono finanziare qualsiasi tipo di ricerca, ma solo il 10/15%, quindi capite bene che la competizione è spietata.  Non c’è nessuno che serva i finanziamenti su un piatto d’argento, te li devi guadagnare! E questo può anche significare lavorare nei week end, a casa, a Natale, a Pasqua.

Non fraintendetemi il mondo della ricerca è bellissimo: non si smette mai di imparare, si partecipa a meeting e congressi per discutere insieme dei propri progetti, ci si confronta con tante persone diverse che ti danno consigli. Tutto ciò rende questo lavoro molto stimolante ed è difficile annoiarsi, perché non si segue mai una routine. Ma ci sono anche dei lati negativi: non c’è una routine! E questo può essere anche molto seccante! La scienza è imprevedibile, gli esprimenti a volte non riescono, alcuni perché siamo umani, non macchine, e può succedere di dimenticare di avere 1/2 lauree e improvvisamente scordare la tabellina del 2, altri invece non riescono senza un motivo particolare, semplicemente il sig. Murphy quel giorno ci aveva scelti come compagni di gioco a nostra insaputa.

Come si diventa ricercatori?

Di solito dopo aver conseguito la laurea, un ricercatore può condurre una ricerca autonoma o all’interno dell’università o enti di ricerca. Per fare questo può essere assunto dall’ente con una borsa di ricerca, un assegno di ricerca, un Co.co.co., una borsa di dottorato, oppure no (…può accadere che si lavori gratis). Comunque, per diventare ricercatore universitario a tempo indeterminato serve un dottorato di ricerca ovvero un PhD, cioè il più alto titolo accademico in molti Paesi del mondo che in Italia dura 3 anni (all’estero 4-5) e ha come principale finalità quella di formare alla ricerca e all’insegnamento universitario. In Italia per poter accedere ad un dottorato di ricerca universitario si deve partecipare ad un bando pubblico e collocarsi in posizione utile in graduatoria (non tutti i posti disponibili sono forniti di borsa di studio).

Come è una giornata tipo di un ricercatore?

Un ricercatore (o un dottorando o un post-doc) durante la sua carriera avrà un progetto di ricerca che gli viene affidato dal suo supervisor (ovvero il suo professore). I professori non mandano la ricerca avanti giorno dopo giorno, ma fungono da guida e ovviamente hanno le loro lezioni da tenere e dottorandi da guidare. Quindi i dottorandi e i post-doc hanno la responsabilità della conduzione della ricerca sulle spalle, e devono fare esperimenti, decidere come farli, quando farli e perché farli, esprimere teorie e scopi della loro ricerca. Alla fine, se tutto va bene riescono a pubblicare i loro risultati dopo anni e (forse) avere il tanto agognato primo nome sull’articolo. E ovviamente no, non è scontato avere un articolo pronto alla fine del dottorato e non è scontato neanche avere il primo nome su un articolo che hai scritto tu medesimo (sempre per il su citato Sig. Murphy e per la bontà d’animo del tuo professore di turno).

Quanto guadagna un ricercatore?

In Italia, i ricercatori universitari guadagnano dai 1.400 a 1.900 euro al mese, i dottorandi ricevono una borsa che può variare tra le 800 euro e le 1.650 euro al mese. Mentre un professore (che in teoria dovrebbe essere la naturale prosecuzione della carriera di un ricercatore) se associato guadagna intorno a 2.300 euro al mese; un professore ordinario intorno a 4.000 euro netti al mese.

Non è pessimistico dire che nell’attuale momento storico italiano la maggior parte dei ricercatori non riuscirà a scalare la sua piramide professionale e rimarrà probabilmente post-doc o ricercatore a vita per via della mancanza di turnover con i professori più anziani.

Quindi al momento la scelta di fare il ricercatore è una scelta coraggiosa, comporterà dei sacrifici, tra cui quello di continuare a studiare e lavorare sodo per raggiungere i livelli di carriera superiori, viaggiare molto e cambiare spesso Paese. Ma regalerà anche molte soddisfazioni. Alla fine, qualsiasi contributo alla scienza piccolo o grande che sia, permette di compiere un altro piccolo passo verso l’innovazione e il progresso.

 

Eliana Giberna

Instagram: ely_bionutri

Vita da Ricercatore
About Eliana Giberna
Sono Eliana, sono laureata in Scienze Biologiche e Biologia Medica. Attualmente sono all'ultimo anno di specializzazione in Microbiologia Clinica e Virologia presso il Policlinico di Bari e nel frattempo svolgo l'attività privata di Nutrizionista nel mio studio. Ho un profilo Instagram dedicato alla mia passione: i dolci e la buona alimentazione, che uso per mostrare le mie (belle e brutte) creazioni in cucina per dimostrare che non necessariamente qualcosa di buono deve essere super-calorico, ma si può mangiare con gusto anche con alimenti nutrienti e sani. Nel corso del mio ultimo anno di specializzazione ho avuto l'opportunità di collaborare con l'University of Amsterdam, nei Paesi Bassi, ad un progetto di ricerca molto stimolante sul ruolo funzionale del microbioma intestinale nelle patologie infiammatorie gastrointestinali come Morbo di Crohn e Sindrome dell'Intestino Irritabile. Ciò ha rappresentato il connubio perfetto tra le mie passioni e il mio lavoro e mi ha permesso di ampliare molto le mie conoscenze cliniche sull'argomento oltre che ovviamente quelle scientifiche.
3 Comments
  1. Ottimo articolo! Rende benissimo tutto il lavoro fisico e mentale che c’è dietro l’attività di un ricercatore, e la mole di studio e fatica che comporta questo tipo di professione!

  2. Davvero utile come articolo, non solo chiarisce in modo esaustivo cosa comporti fare il ricercatore, ma penso possa soprattutto chiarire qualsiasi tipo di dubbio in quanti non hanno ancora trovato la propria strada post accademica. Complimenti Dottoressa!

  3. Bellissimo articolo! Chiaro ed esaustivo!

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